Relazione di Carmine Chiodo: ‘Leggendo Lina Furfaro’

  • Novembre 2012 – ‘Leggendo Lina Furfaro’, Relazione di Carmine Chiodo, professore università Tor Vergata – Roma

Le ricerche di Lina Furfaro portano a risultati sicuri e positivi. Chi legge preso dalle sue pagine, sa raccontare e scrivere. Poi Giuditta racchiude storie e vicende che hanno valore  non solo reale, storico ma umano, l’autrice sa far rivivere i personaggi, le atmosfere, le situazioni di Calabricata, paese misero, che presenta vari personaggi dal povero colono all’aguzzino fattore, all’ubriacne, alla sana e tenace Giuditta che partecipa alle ansie e alla miseria del padre, alle sue preoccupazioni, ma non si dà per vinta. Anche parlando di Calabricata Lina riesce assai bene e nelle tematiche e nello stile, nella lingua sempre espressiva e icastica. Qui noto la misura del racconto, breve, essenziale che si scioglie in nitidi quadretti che a loro volta dicono e predicano ampiamente di Calabricata e della sua gente. Lina parte dal reale, da ciò che scova in archivio e lo fa diventare magistralmente racconto, narrazione coinvolgente e documentale, se così posso dire. – Lina, continua, continua a scavare e scrivere, rendi bene l’umanità e la società di un tempo, l’umanità con i suoi problemi di sempre -.

La scrittura di Lina fluisce naturale e sostanziale, il suo periodare è snello e ciò rende il lettore interessato e lo invoglia a proseguire nella lettura. Tita e Giuditta sono due pieni esempi di romanzi non solo storici ma umani, ripeto, ricchi e palpitanti di umanità e di vita, visti su uno sfondo particolare che l’autrice riesce bene a tratteggiare ed esprimere, sfondo che è quello calabrese, per cui emerge tutto quanto il tessuto storico e umano di un paese, di un comunità. E poi, la cosa più importante, la lingua sempre scorrevole ed espressiva che usa nello scrivere queste appassionanti, realistiche, significative, vive storie d’uomini e di donne.

Carmine Chiodo